ttip e maggiori tutele per i prodotti di origine italiani.

De Castro: passaggio fondamentale, l'esecutivo Ue sia più aggressivo sul dossier agricolo.

«Per proteggere le nostre indicazioni geografiche ci muoviamo su due piani: etichettatura e informazioni ai consumatori».

Riportiamo un interessante articolo del sole24ore sul Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

Se l'export è l'unica strada per crescere, per l'agroalimentare italiano è vitale superare gli ostacoli che ancora frenano la «conquista» del grande mercato americano. Un primo passo in questa direzione è stato fatto a Bruxelles. Con una maggioranza più ampia del previsto (27 sì contro 8 no) la commissione Agricoltura dell'Europarlamento ha dato il via libera a una serie di «raccomandazioni» relative al capitolo agricolo del negoziato per un accordo commerciale di vasta portata tra Ue e Usa, il cosiddetto Ttip.

Il voto rappresenta la prima tappa di un percorso che dovrebbe portare alla decisione finale di giugno quando sul negoziato si esprimerà la plenaria. La commissione competente è quella per gli affari commerciali, il parere votato ha quindi solo valore consultivo ma è particolarmente importante perché fissa i paletti delle trattative per un settore sensibile come l'agroalimentare.

«Si tratta di un passaggio fondamentale - spiega a caldo il relatore del parere, l'ex ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro - perché, al di là dei principi stabiliti nelle raccomandazioni, abbiamo chiesto alla Commissione di tenere con la controparte un atteggiamento più aggressivo sui dossier agricoli che per l'Italia sono particolarmente importanti».

L'Italia è infatti è un grande esportatore di prodotti finiti: gli Stati Uniti sono il primo mercato per vino e pasta, il saldo netto commerciale lo scorso anno è stato positivo per oltre 2 miliardi di euro; inoltre, le esportazioni agroalimentari sono cresciute complessivamente, negliultimiio anni, del 54% contro un aumento del lo% dell'import.

A livello europeo solo l'8% delle importazioni agroalimentari europee proviene dagli Stati Uniti, mentre le esportazioni Ue oltreoceano pesano per il 13% del totale. La costante crescita delle esportazioni europee sul mercato Usa però potrebbe essere messa in pericolo dall'altro negoziato che gli Usa stanno portando avanti con i paesi dell'area del Pacifico; per questo un fallimento del Ttip (che sconta a Bruxelles una forte opposizione) avrebbe l'effetto di accelerare il trasferimento dei flussi commerciali tra i due oceani.

Ma per l'Italia il negoziato rappresenta soprattutto l'occasione per riconquistare gli spazi di mercato sottratti da agropirateria e Italian sounding, con il mutuo riconoscimento delle rispettive denominazioni. «La battaglia perla tutela dei nostri marchi e delle nostre produzioni a denominazione d'origine deve procedere però su un doppio binario - avverte De Castro -: sul piano giuridico, dove possiamo migliorare la situazione chiedendo il mutuo riconoscimento delle indicazioni geografiche ma senza poter impedire la registrazione di marchi che fanno il verso alle grandi produzioni italiane; poi su quello dell'informazione al consumatore: in questo i consumatori americani sono i nostri primi alleati. Negli Usa c'è una grande sensibilità sul tema e dobbiamo arrivare a definire chiaramente l'origine di un prodotto sugli scaffali americani: chi acquista una confezione che magari ha un nome italiano deve sapere se è fatta negli Sati Uniti. Questo obiettivo può essere raggiunto migliorando il sistema di etichettatura americano».

Nonostante i problemi il saldo della bilancia agroalimentare è nel complesso positivo per l'Europa per oltre 6 miliardi di euro, e caratterizzato da una continua crescita (+36%, negli ultimi io anni). Il volume complessivo delle esportazioni europee sfiora i 17 miliardi di euro.

Il maggior esportatore di prodotti agroalimentari negli Usa è la Francia, seguita da Paesi Bassi e Germania, con l'Italia in quarta posizione con una quota di circa il 20% del totale dell'export agroalimentare europeo verso gli Stati Uniti.

I timori maggiori riguardano le cosiddette barriere non tariffarie che spesso si traducono in protezionismo mascherato, «ma anche in questo caso i potenziali vantaggi superano di gran lunga i pericoli - spiega De Castro - basti pensare al caso della "Listeria" che sta bloccando il nostro export di salumi negli Usa. Inoltre siamo riusciti a reinserire la richiesta di istituire un meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato».

 

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